CICCONE
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Pirgiano
San Giovanni Rotondo, FG
Anno XIV n. 5
sett.-ott. 2003

di Michele Tedesco

ANTONIO CICCONE ESPONE RITRATTI RECENTI & GATTI

    Si è conclusa a S.G.R. la doppia mostra del maestro Antonio Ciccone, chiusa 14 settembre 2003.

     Due diversi giorni di inaugurazione, una scelta del pittore per meglio separare questi due mondi: quello umano e quello felino.

     Dice Antonio: -Ho voluto fare un doppio regalo ai miei concittadini!-. 

     I ritratti recenti, sono esposti nel chiostro comunale...mentre i gatti nell'associazione Janu (tra Corso Umberto I, incrocio con Via D'Apolito), due piccole stanze che ospitano 12 composizioni di gatti, tutti a carboncino eseguiti tra il 1996 e il 1999.

     Gatti rilassati ma interessanti, colti in momenti diversi: mentre si stiracchiano, mentre si inseguono, mentre ci osservano attraverso la loro supervista; con il loro occhio animale ci scrutano dentro. Altri ci ignorano, perché troppo intenti a giocare con ipotetici gomitoli che si trasformano in pianeti, destinati a durare in eterno.

     Dice Antonio: -Quello che in queste composizioni può apparire "non finito", è invece assorbito dalla luce-. Una luce zenitale, o radiale, che dona profondità e ci aiuta nella ricerca dello spazio, uno spazio colmo anche di figure geometriche, un parco giochi perfetto per i nostri amici felini, il cui soffio, vitale è dato dalla capacità tecnica nell'uso del carboncino.

     L'entrata nella mostra dei ritratti recenti è suggestiva; il chiostro è una cornice ideale. L'occhio è subito attratto da un grande sole arancione collocato al centro della sala con la scritta autografa del maestro: "contro tutte le guerre". Poi lo sguardo vola sui ritratti degli "Amici" di Antonio; sembra di camminare in piazza in quelle affollate sere d'estate, in cui è possibile incontrare insieme con un sol colpo d'occhio, tutti i personaggi viventi ritratti.

     Ci sono 17 ritratti di sangiovannesi, tutti colti nelle loro espressioni più tipiche, da tutti Antonio coglie l'anima.

     La tecnica con cui utilizza il carboncino, qui raggiunge altissimi livelli. Tecnica che rende vivi quei visi e che permette il miracolo dell'iperrealismo, del quale Antonio è un indiscusso esponente. 

     Gli chiedono perché proprio i sangiovannesi: -Sono i miei ricordi di fanciullo- mi risponde quasi commosso- ricordi che vengono scoperti e rinnovati ogni volta; come in un sogno, ma un sogno che si concretizza e diventa pura realtà pittorica-. Accanto all'indiscussa somiglianza dei personaggi c'è la padronanza e "la conoscenza del volto", di stile classicistico, imbevuto di luce e modellato dalle ombre. Sottili effetti chiaro-scurali, seguono il volto e quasi lo scolpiscono con delicatezza.

     Insieme alla tecnica c'è forza dell'animo, che rende reale lo stato di sogno, in cui le figure vivono. C'è poi il contorno appena appoggiato su uno sfondo chiarissimo, abbagliante, puro. Il contorno è sempre diverso, incalzante, fatto di linee che inquadrano, spostano, danno profondità, -Sono come un vestito- dice Antonio. Un vestito preparato da un sarto d'eccezione che si diverte a manipolare lo spazio a restringere o ad allargare il punto di vista.

     Tra le opere esposte ci sono anche tre Padre Pio e un autoritratto, più un commovente ritratto di una donna inglese: "Giulia".

     L'autoritatto posto entro l'arco centrale del chiostro, ha forza compositiva lirica, ha un tono sentimentale ed emotivo. La figura di Antonio si staglia su uno sfondo in cui campeggia la cupola del Brunelleschi, capolavoro indiscusso del rinascimento Fiorentino, che appare come in un sogno; tutto avviene entro un cerchio sospeso nel vuoto. Entro un altro cerchio che porta con se un sole arancione e una figura geometrica entro la quale appare una roccia garganica, evocata con brio e libertà. Questi due cerchi rappresentano la sintesi di due percorsi: le sue montagne del Gargano, capolavoro della natura da una parte e dall'altra la sua Firenze dove Antonio vive e lavora e dove ha appreso e perfezionato il suo linguaggio pittorico. -Ma il sole come vedi- mi dice - è nel cerchio del Gargano-. Questa straordinaria composizione illustra bene la creatività poetica di Antonio Ciccone, il suo dividersi, un po' verso elaborazioni di ricordi, un po' di realtà. 

     Sotto un'altro arco c'è un opera davanti la quale non si può rimanere indifferenti, è "Padre Pio e il Guanto", 2002. E' un Padre Pio a figura intera, invaso da una luce interiore e immerso in una luce naturale, come se provenisse da una finestrella anzi dalla finestrella della cella di Padre Pio.

     Ma è inutile cercarla, perché Antonio ci mostra un'astrattizzazione della cella, o meglio cerca di "aprire" la cella e di propagarla nell'universo. Padre Pio è colto nell'attimo di sfilarsi un quanto; è appena entrato nella sua cella, dopo una estenuante giornata di preghiera, di bagni di folla, di confessioni: Padre Pio ha piedi gonfi che deformano i suoi sandali, Antonio guardava molto la sofferenza del Padre, che non perdeva mai quel sorriso mistico presente anche in questo quadro. Padre Pio quasi non si accorge di essere ritratto: -L'invadente sono io- dice Antonio che passava delle ore ad osservare "quel uomo della sofferenza". Anche qui il carboncino raggiunge dei livelli di inimitabile bellezza. Un altro Padre Pio, "Padre Pio, Santo" - 2002, arriva chissà da dove e ci sorride: ma l'occhio è guardingo e severo, un occhio che Antonio, conosce bene, perché come ha avuto più volte occasione di dire: - Era il particolare del suo viso che mi penetrava veramente. A volte mi faceva quasi paura-.

     Mostra di grande successo di pubblico, per Antonio Ciccone che attraverso i suoi virtuosismi tecnici, di carattere disegnativo, dove nulla è approssimativo, ci dimostra che la strada di eco classica, è ancora aperta e carica di sorprese.

 





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