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TOSCANAoggi
14 febbraio 1988

di Rosella Tarchi

Sarà inaugurato a Ponte Buggianese il grande affresco di Ciccone sulla nascita di Gesù

Un Cristo all’aperto e in piena luce per una natività insolita e originale
di Rosella Tarchi

Nella Sala delle Aduanze della chiesa di Ponte Buggianese, località vicino a Montecatini, verrà inaugurato prossimamente un grande affresco di Antonio Ciccone (m. 6,60x3), che ha per soggetto La Natività e il cui cartone preparatorio è già conosciuto ai lettori di TOSCANAoggi per essere stata la copertina del numero del Natale scorso.

Realizzato nella parete accanto alla Tebaide di Pietro Annigoni, questa Natività si presenta come un’opera quanto mai affascinante e nella sua concezione globale nuova, originale e di grande respiro. In mezzo ad una natura brulla che ricorda il paesaggio garganico, campeggiano le figure di Giuseppe, Maria e Gesù Bambino.
Abbiamo incontrato l’artista nel suo studio di Via dei Serragli mentre attende alla realizzazione di una grande tela con la Resurrezione, che verrà collocata sull’altar maggiore di un nuovo monastero del Gargano.


Ciccone, perché hai scelto di rappresentare la nascita di Cristo non in una capanna, ma in uno spazio aperto e in piena luce?
Ritengo che la terra sia la casa di Cristo, il cielo il suo tetto e lo spazio i suoi muri, mi è sembrato questo l’ambiente migliore per far nascere il Salvatore del mondo. E nel realizzare questo paesaggio, quasi primordiale, mi sono ispirato alla mia terra natìa, il Gargano, anche perché quel tipo di natura mi dà un gran senso di solitudine, una solitudine naturale. Ho voluto dipingere la scena in pieno sole perché Gesù è il portatore della luce e quindi non avrebbe senso per me realizzare una natività notturna.

Nella tua opera hai rappresentato Maria seduta che legge un libro, Giuseppe in piedi e Gesù Bambino con i segni della Passione. Qual è il significato di una così insolita interpretazione della Natività?
Maria seduta l’ho ritratto mentre legge il Magnificat: “Ecco io sono l’ancella del Signore…”;
Giuseppe invece al suo fianco è avvolto in un manto rosso mattone come fosse una colonna, e questo per meglio significare il dono della sua volontà, nella totale obbedienza al Padre celeste rappresentato nella sfera in alto. Infine, Gesù Bambino giace per terra perché in un certo senso Dio stesso ha scelto che suo Figlio sarebbe nato fra gli uomini ed ha le stigmate perché queste sono il segno della sua missione di dolore e di resurrezione: sono la prova della sua derivazione dallo Spirito e la dimostrazione che l’uomo è per l’Eterno.

Cosa hai voluto esprimere inserendo questi animali al posto dei più tradizionali pastori ed angeli?
La cosiddetta pittura religiosa deve parlare a tutti, deve essere portatrice di messaggi universalmente comprensibili. Per questo ho pensato a degli animali: il leone è il simbolo della legge, il gallo è il risveglio dell’uomo con il suo canto annunziatore, l’agnello è la mansuetudine e la fedeltà, nonché il simbolo dell’agnello mistico, gli asinelli, infine, esprimono l’amore umano.

Sul lato destro dell’affresco, entro un rettangolo, ti sei ritratto di spalle mentre dipingi la Resurrezione, vuoi spiegarci perché?
E’ molto semplice: questo autoritratto è un po’ tutti noi che siamo alla ricerca della Verità e la Resurrezione è la verità profonda: Dio è vita.

Un’ultima domanda. Quale influsso ha avuto l’incontro con Padre Pio sulla tua personalità di artista?
Padre Pio è stato per me come “una bomba”. L’ho conosciuto da bambino, andavo da lui a confessarmi, e fu proprio lui che mi aiutò a venire a Firenze per poter studiare disegno e pittura dalla signora Simi e da Annigoni. E fu proprio grazie a lui che una famiglia di Firenze, la fam. Fancelli, a lui devota, mi accolse in casa per sette anni. Potei così realizzare il mio sogno di diventare pittore. Ma al di là di questo, P. Pio è stato per me uno stimolo spirituale, mi ha insegnato a cercare sempre di essere un uomo aperto che sa esprimersi con chiarezza, ma soprattutto che sa andare alla radice profonda delle cose: e p. Pio era un uomo che testimoniava questo.

TOSCANAoggi
14 febbraio 1988




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