CICCONE
Home
Biografia
Opere
Mostre
Notizie
Libri & Stampe
Contattaci
English

 

 


Segni D' Arte
Anno VI n. 22-23
Luglio-Dicembre 2001
Pietro Chegai, Editore



IL PAESAGGIO DEI SIMBOLI

Il labirinto aperto della vita e realismo interiore
nelle opere di Antonio Ciccone

Noi siamo circondati da cose che non abbiamo edificato, che hanno una struttura e una vita propria. Per secoli elementi come alberi, fiumi e rocce hanno suscitato curiosità, timore o sono stati sorgenti di piacere, fino ad arrivare, con spirito piuttosto determinista, a essere considerati sotto un'unica denominazione: natura.

Ogni forma d'arte potrebbe essere considerata più o meno simbolica e la prontezza con la quale accettiamo gli stilemi come reali dipende, almeno in parte, dalla consuetudine.

Nel V sec. a.C. Policleto e Fidia anelavano alla perfezione plastica contribuendo alla canonizzazione dell'estetica. Teorie che, comunque, non ci tolgono dubbi sul fatto che il loro potrebbe essere un ennesimo ritorno all'ordine rispetto, magari, al simbolismo persiano.

All'inizio del XII sec. Sant'Anselmo affermava che le cose sono nocive in proporzione al numero di sensi che dilettano. Forse per questo arrivava a giudicare pericoloso sedere in un giardino dove ci sono rose che affascinano i sensi della vista e dell'olfatto.

Parallela a questa diffidenza verso la natura era la capacità della mistica medievale di cercarvi dei simboli: oggetti materiali pensati come emblemi di verità spirituali o episodi di una storia sacra. Sostituire un'idea a un oggetto permette all'uomo di accettare senza difficoltà alcune rappresentazioni poco razionali della natura. Anche se questo atteggiamento non è arrivato alla creazione di una pittura di paesaggio -- intesa nel moderno senso del termine -- prepara a quel genere d'arte che potremmo definire paesaggio esistenziale o paesaggio dei simboli.
Un parallelo tra Antonio Ciccone e il periodo classico è inevitabile in quanto, come artista sospinto dal sacro fuoco della volontà comunicativa, è legato a filo doppio a una rilettura critica della tradizione artistica in modo da avere gli strumenti ideali per fare arte, pur rifuggendo da certi vincoli canonici che gli avrebbero impedito di spiccare il volo.
Come tutte le forti personalità del passato, Ciccone esce dai confini del suo tempo (intesi come limite e costrizione in schemi). In fondo nessuno potrà mai dirci dove sarebbero arrivati artisti come Parrasio o Zeusi se non fossero stati legati da regole rigide.

Antonio considera l'arte classica come un momento di ideale bellezza, ma proprio perché esemplare è da lasciare lì dov'è, a vantaggio di una originale ricerca personale d'armonia. Una naturale metamorphosis che deve essere alimentata dalla volontà di aprirsi al mondo e di comunicare pensieri, stati d'animo, emozioni e sensazioni.
Le rocce di Ciccone, così come gli sfondi della Gioconda o della Sant'Anna di Leonardo, sono paesaggi di un mondo primitivo e incontaminato, in cui l'uomo vive con rispetto e amore.

Ma, sia nella Sant'Anna che nelle Rocce del Gargano, non vi è traccia evidente di vita umana, e le montagne sono silenti e imponenti, quasi auliche. Quando si dipinge il Creato, quando si edificano spaccati di vita vissuta, abbiamo sempre la sensazione che stia per accadere qualche cosa, o che sia appena accaduto.

Non dobbiamo perciò meravigliarci se dopo aver osservato per un tempo relativamente lungo un dipinto di Ciccone, abbiamo la netta sensazione di intravedere delle presenze nei suoi quadri, eteree e impercettibili figure in movimento che danno vita alla vita.

Due poeti dell'antichità, Ovidio e Virgilio, hanno nutrito la fantasia degli artisti del Rinascimento: il primo, con le sue chiare e peculiari descrizioni di cose e fatti favolosi, è stato prediletto dai pittori delle figure; mentre Virgilio ha ispirato la pittura di paesaggio.

Delle vedute realistiche che si accordano, però, con il più incantevole sogno che abbia mai stimolato la fantasia dell'umanità: il mito di un'età dell'oro in cui l'uomo viveva dei frutti della terra con semplicità primordiale. Ecco da dove scaturiscono quelle forme e quelle immagini che, pur provenendo dall'antichità classica, sono contaminate dai rapporti con il sogno o con una sorta di paesaggio ideale, che si carica di pathos e di affetto (emozioni trasposte dall'artista).

Se il paesaggio virgiliano è essenzialmente un'evocazione dal mondo antico -- con l'aggiunta di particolarità soggettive -- quello cicconiano è un paesaggio costruito, almeno inizialmente, su atmosfere e sensazioni, che si lascia possedere solo con lo spirito.

Vedute dolci e spigolose, tenere e incisive, calde e taglienti. Rocce plasmate da secoli di intemperie o attraversate e rotte da enigmatiche crepe che vanno a formare una sorta di labirinto aperto della vita, un dedalo che possiede diverse entrate e dove il filo di Arianna potrebbe essere simboleggiato dalla fede in Dio, nell'uomo e nell'arte. Il minotauro potrebbe materializzarsi, invece, con quella vanità e presunzioni umane che porta l'essere a perdersi per sempre in un labirinto fatto di apparenze, contenitori e falsi contenuti.

Per Antonio Ciccone l'arte consiste nel comunicare un'impressione, non certo nel persuaderci ad accettare una verità: il bello e il vero si trovano dentro la natura e dentro la realtà, ma sotto le forme più disparate. Sta all'artista scoprirle, al bravo critico farle comprendere e al pubblico viverle e recepirle.

Per dirla con Gauguin: "Disponendo di linee e colori, usando come pretesto qualche soggetto tratto dalla vita umana e dalla natura, io ottengo sinfonie, armonie che non rappresentano nulla di reale, ma solo far riflettere così come farebbe la musica...".

I paesaggi di Ciccone ci appaiono davanti come dei puri interstizi di natura. La luce, diretta e intensa, crea ombre marcate aumentando il contrasto tra la parte più illuminata dell'opera e quella più scura. Una luce che amplifica e moltiplica certi dettagli: talvolta lo spettatore è chiamato a osservare, come attraverso un cannocchiale, un angolo del suo Gargano facendolo diventare universo autonomo. Luminescenze che attraversano i suoi paesaggi come un freddo vento del nord, che lascia tutta la visione immutata, ma crea un chiarore e un bagliore quasi surreale.
Per Ciccone l'espressione artistica diventa l'estensione della ricerca in ogni direzione, con qualsiasi tecnica e con ogni genere (paesaggi, ritratti, composizioni, ecc.), nel complesso labirinto della nostra mente e della nostra vita.
Tracciando una sorta di corridoio mentale, continuamente assalito da stimoli esterni, assume quelle informazioni visive e intuitive che lo conducono sempre più ad aprire spiragli all'interno del suo labirinto.

La via per giungere a questa realtà interiore può essere più o meno lunga -- un'ora, un giorno, un anno o tutta la vita -- e a ogni angolo del labirinto, a ogni parete chiusa che trova di fronte a sè, a ogni vicolo senza uscita, trova la forza per continuare a esplorare ed esplorarsi per permettere a questa realtà di uscire dalle finestre che illuminano il labirinto.

Nel caso di Ciccone, ciò che sembra verismo esteriore diventa un caso di realismo interiore, di quell'espressione visiva che è talmente forte nell'artista da far sembrare tutto oggettivamente reale, pur facendo parte del suo planetario interiore ed emozionale.

La sua è una ferma volontà di rapire l'anima dell'esistente ricreandola, per obbligarci a oltrepassare il dato di superficie. E' come se l'artista volesse ricomporre l'immagine in forme diverse da quella originaria lasciandosi trasportare dalle proprietà interiori che hanno le rocce del suo Gargano: una fuga dalla realtà con i mezzi della...realtà.

Per questo potremmo affermare che, nonostante il suo legame con l'arte del passato, Ciccone potrebbe essere considerato il più moderno dei moderni, proprio perché è riuscito a sintetizzare nei propri segni la saggezza dell'uomo classico e l'intraprendenza, la curiosità e la profondità dell'uomo contemporaneo.



Home  |  Biografia  |  Opere  |  Mostre  |  Notizie  |  Libri & Stampe  |  Contattaci  |  English

Copyright 2005 Antonio Ciccone       Tutti i diritti riservati       Riproduzione delle immagini vietata