CICCONE
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Il Giornale della Toscana
Firenze
Anno VIII - Numero 3
Mercoledì 5 gennaio 2005

di Pier Francesco Listri

Ciccone, superbi ritratti

     Firenze ha di recente accolto con straordinario consenso due mostre di Antonio Ciccone, artista ormai di consolidata fama internazionale e considerato disegnatore eccelso e grande ritrattista.  La sua storia, non a tutti nota, nasce nel nativo San Giovanni Rotondo sul Gargano, dove bambino fu imbianchino e pastore e si svolge poi attraverso l'alta scuola annigoniana a Firenze e ancora via via a Londra a Parigi, a Dublino e negli Stati Uniti, paese quest'ultimo dove spesso anche di recente Ciccone ha lavorato.

     Ma al di là di questi continenti geografici due altri continenti, uno religioso e spirituale, l'altro artistico segnano la formazione e la vocazione di Ciccone: L'antica infantile e poi adulta consuetudine con Padre Pio di Pietrelcina, con il convento che ospitò l'artista ancora giovanissimo, e la sequela fiorentina dell'artista presso il maestro Annigoni, da cui certamente si è irrobustita la sua altissima indole disegnatoria.  Le abilità espressive di Ciccone sono tecnicamente molteplici: toccano disegno, pittura, litografia, carboncino, china acrilico, affresco.  Ma certo di Ciccone continua a imporsi soprattutto la suprema perizia disegnativa e l'assoluta qualità dell'artista.  Partito da una formazione anche emotiva di pictor sacer, ha poi via via rappresentato una laicità figurativa, spinta verso ogni forma di creaturalità, ad esempio la stupenda serie dei gatti.  Proprio ad esempi di più alta emergenza espressiva bisognerà ricordare come l'immagine di Padre Pio è stata per anni una icona-sfida, fin da quando nel '59 affrescò un San Francesco sulle mura del convento di San Giovanni Rotondo (e il Santo stigmatizzato affettuosamente lo chiamava "pitturì").  L'arte di Ciccone ci ha rappresentato Padre Pio in una insistita molteplicità di espressioni per lo più a cogliere la misteriosa vivezza dello sguardo acutissimo e sofferente di Padre Pio.  Quanto alla categoria del ritratto, la silloge di 26 disegni a carboncino (un metro per settanta cm) che lo ha occupato per oltre dieci anni e che si intitola "Lydia Series", è la sintesi più ricca, nata da un ritratto commissionato della moglie da un magnate americano condotta, tra variate soste fiorentine e newyorchesi, fra pause e ripensamenti e per molteplici variazioni sul tema.  Essa riassume, se possibile, la perizia (angelica o diabolica?) di questo ritrattista.  Nella storia della figurazione il ritratto si è sempre incaricato di esprimere il carattere, mentre la più moderna arte dell'istantanea ha cercato di fermare gesti e emozioni.  Nella ritrattistica di Ciccone queste due esperienze ottiche e psicologiche si fondono e si direbbe che nei suoi ritratti l'istantaneo acquisti una fortissima durata temporale.  Una terza dimensione di Ciccone la si ritrova in quella mozartiana serie di disegni e schizzi a carboncino, sempre vocati a una incredibile limpidezza, che Ciccone ha dedicato a i gatti.  Qui il disegnatore fa ancora un salto di qualità perchè, attraverso una geometria simbolica evoca attraverso la linea (ora scussa ora con tonalità di perfetta resa) una spazialità complessa e quasi metafisica.  Nel suo immenso e luminoso studio di via del Serragli, Ciccone oggi sessantacinquenne, continua con serafico furore, a inseguire attraverso la magia delle sue linee figure e mondi restituiti con stupenda verosimiglianza ma carichi anche di trascendenti significati.




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